- "Che nome noi daremo a ciò che nome
non possiede, alla comune eterna sostanza della mente?
- Se la dovessimo chiamare essenza, qualcuno
la intenderebbe forse come profumo, o oro, o miele.
- Non è neanche mente. Neppure discutibile,
ammassabile in parole; non è neanche infinita, di fatto nemmeno misteriosa o
imperscrutabilmente inesplicabile; è ciò che è; è quello; è questo.
- Ma cosa c'è in un nome?, domandò
Shakespeare.
- L'eternità dorata sotto altro nome sarebbe
ugualmente dolce.
- Un tathagata, un Dio, un Buddha sotto altro
nome, un Allah, un Sri Krishna, un Coyote, un Brahma, un Mazda, un Messia, un Amida, un
Aremedeia, Un maitreya, un Palalakonuh, 1 2 3 4 5 6 7 8 sarebbe altrettanto dolce......
- .....è ciò che vedi e odi e senti proprio
ora, e quello che gusti e odori e pensi mentre leggi questo.
- Aspetta un poco, chiudi gli occhi, smetti
qualche secondo di respirare, ascolta l'intrinseco silenzio nel grembo del mondo, lascia
cadere le mani e le terminazioni nervose, ri-riconosci l'esultanza che hai scordato, la
vuotezza e l'essenza e l'estasi di essere stato già e di essere un giorno dorata
eternità.
- E' questa la lezione che hai
dimenticato"